PRIMA CHE CASTELLUCCIO COSENTINO SCOMPAIA. Nel 1995 feci conoscere il caso di questo bel borghetto degli Alburni


Il caso di CASTELLUCCIO COSENTINO,
vicino Sicignano degli Alburni.

Dai duemila abitanti di mezzo secolo fa ai meno di duecento attuali.
E’ in questi numeri la crisi di Castelluccio Cosentino, posto in alto
sullo sperone traforato dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria,
a 7 chilometri da Scorzo di Sicignano.
Ma Castelluccio non è come Roscigno Vecchia o Romagnano al Monte.
Non è stato colpito da nessuna frana o dal più disastroso dei terremoti.
Da qualcosa di peggio: lo stillicidio dell’ andarsene dei più.
Ma un paese non può morire, non può diventare polvere.
Secoli di storia non si cancellano.
La pensano così all’Associazione “Rinascita” la cui anima è Enzo Morrone.
Poche settimane fa era qui a guidare la rivolta popolare per impedire che
chiudessero – dopo l’asilo e le scuole – anche l’ultimo avamposto pubblico,
l’ufficio postale del paese.
L’anno passato contattava artisti da tutta Italia per impiantare, tra vicoli
e piazzette, un museo all’aperto.
Nei giorni scorsi è venuto per far avviare i lavori per dare un tetto alla
“Regina Martirum”, con i venti milioni raccolti vendendo duecento
litografie del Maestro Mario Carotenuto.
Il “dottor Enzo”, come lo chiamano tutti, è un affermato e maturo
psicoanalista neo-freudiano, che per 5 giorni alla settimana se ne sta
tra Roma e Milano.
Ma, puntualmente, nel week-end non rinuncia mai al ritorno al paese natio.
Lui è la guida, ma le sue gambe e le sue braccia sono Walter Melchionda,
Corrado Chiariello, Maurizio Esposito, Vincenzo Onnembo,
Marcello Di Lorenzo e Albino Iuzzolino, Matteo Lordi e l’architetto
napoletano Tito Cece.
Insieme spendono le loro migliori energie per cercare di evitare che
il loro paese sia cancellato dalla carta geografica.
Chiese come la “Regina Martirum”, con una Madonna tutta in pietra,
l’Annunziata e la Cappella di San Vincenzo Ferreri e le tante case
della solida borghesia del luogo sono lì a testimoniare un gusto antico
e raffinato per le cose belle.
Un gruppo di studiosi con Geremia Paraggio, Bruna Pallante e
Angelo Visconti daranno presto alle stampe un loro libro dedicato alla
disamina certosina di questo patrimonio artistico pieno di sorprese.
Dai Visconti, sulla parte più alta del paese, c’è un vero e proprio
belvedere, con un vezzoso ed artistico balconcino rialzato di almeno
due metri: rappresentava una filosofica postazione contemplativa
sull’intera zona degli Alburni. Stessi incanti dai Di Lorenzo,
i proprietari del Sanatorio di Mercato San Severino.
Perché Alburni, Alto Sele, Valle del Melandro e Vallo di Diano, scorrono
tutti di là all’orizzonte.
La posizione geografica sembrava essere un’assicurazione sulla vita
eterna di questo paese.
Castelluccio invece oggi si ritrova nel novero dei “paesi polvere”,
concreta testimonianza del dissolversi di una trama abitativa lunga secoli,
azzerata dalla pluridecennale corsa all’ inurbamento non solo verso le
città della costa, ma anche presso i fondovalle delle nostre montagne.
La storia recente di Castelluccio è presto fatta.
Comincia col secondo dopoguerra.
Dapprima se sono andati, in America ed in Germania, i boscaioli,
i falegnami ed i ciabattini. Con la gente che mancava è stata poi la volta
dei tre frantoi, dell’asilo e delle scuole elementari.
Eppure la storia moderna di Castelluccio Cosentino era cominciata in
maniera diversa, e sotto una buona stella.
La fortuna l’aveva portata Costantino Cassaneti, un prete che se n’era
andato in America e che se ne tornò al paese, nel 1928, con una forte
somma affidatagli da un parrocchiano.
Unica condizione: doveva essere spesa per opere di pubblica utilità.
Con quei soldi furono realizzati la strada rotabile, la linea telefonica, le
condotte per l’acqua, il cimitero, l’elettrodotto per l’energia elettrica ed altro.
Per quei tempi non era solo la modernità, ma vera e propria fantascienza.
Una partenza così brillante non è servita per dare un avvenire a questo
paese che è ancora conosciuto, nel circondario, per una simpatica abitudine
dei suoi abitanti.
Amano, infatti – ma non lo fate sapere agli ambientalisti – cibarsi di rane
spellate e poi arrostite, diventando così “i mangiarospi” negli sfottò paesani.

All’ingresso del paese, su un’artistica fontana c’è scritto:
“Sitientes venite ad aquas”.
Voi che avete sete venite a dissetarvi.
Di arte e storia.
Prima che Castelluccio muoia.

 

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Informazioni su orestemottola

BIOGRAFIA A MODO MIO Oreste Mottola è nato a Altavilla Silentina nel 1960. Il diploma in agraria è del 1979 dopo aver abbandonato gli iniziali studi liceali. Nell’anno prima del terremoto, evento spartiacque per la sua generazione, due viaggi lo influenzeranno molto. Con l’amico Rosario Lucia, quasi come nei “diari della motocicletta” di Che Guevara, percorreranno l’intera Valle del Calore – luogo a lui fino a quel momento sconosciuto – e, da quel punto in poi, ai problemi del comprensorio tra Vallo di Diano e Cilento dedicherà il suo impegno civile prima ancora che professionale. Nell’isola spagnola di Maiorca è protagonista di un raduno giovanile internazionalista dedicato al Mediterraneo. Invece di spiccare il volo per ben altri lidi resta qui, tra Paestum e il Cervati, Persano e monte Motola. Giornalista, è stato per quasi vent’anni collaboratore del quotidiano “Il Mattino”. Attualmente è in forze al settimanale “Unico”. E’ autore di diverse pubblicazioni editoriali, tra le quali “I paesi delle Ombre”, ed. Magna Graecia

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