Gromola di Paestum. Un anno fa l’alluvione del Sele. La discussione di allora

alluvione Sele 1

ORESTE MOTTOLA

Più o meno chiari sono i numeri che raccontano di oltre milleduecento gli ettari di superficie allagati dai dieci milioni di metri cubi d’acqua fuoriusciti dal fiume Sele. Questi i numeri definitivi dell’alluvione che ha colpito le località Gromola, Ponte Barizzo, Foce Sele e Laura di Capaccio Paestum. A quattro giorni dal tragico evento, genio civile e personale del comune sono ancora al lavoro per rimuovere il fango da aziende, villaggi turistici e abitazioni, ma soprattutto per mettere in sicurezza il fiume. L’acqua sta intanto facendosi sentire anche nelle zone della contrada Laura, per capirci nella zona vicina all’hotel Ariston. L’ESERCITO DEI VOLONTARI. Al netto di polemiche e tentativi di passare alle vie di fatto con amministratori locali e ambientalisti storici, per fortuna rimanendo nel puro ambito verbale, vanno registrate le belle storie dei tanti che operano al fianco di operai, tecnici e funzionari di comune e regione. In azione c’è un piccolo esercito di oltre cento volontari che spala via acqua e fango. All’opera anche gli immigrati ospitati dal villaggio “El Pueblo”, che sono al lavoro per ripulire il museo narrante di Hera Argiva, sommerso da oltre un metro e mezzo d’acqua. Nella fotografia dei fatti deve entrare il dramma economico di imprenditori, quale che sia la loro taglia, che da quattro anni vedono raccolti e allevamenti gravemente compromessi e mai indennizzati. Nessuno ha qui dimenticato una visita dell’ex ministro Galan, accompagnato da tal Amendolara, che promise soldi mai arrivati. Situazione differente nel suo Veneto. Galan ha oggi altri pensieri.
INUTILE SEGRETEZZA SUL PROGETTO DA 15 MILIONI DI EURO. Qualche mistero di troppo continua a permanere sul “superprogetto” per mettere tutto in sicurezza. Davvero sono pronti 15 milioni di euro per l’emergenza Sele seppure con l’errore tra comune e consorzio della bonifica sul soggetto attuatore? Pochi hanno potuto vedere cosa preveda. Chi incontro in queste ore mi suggerisce di far sapere c’è chi propone di far sapere quanto segue: 14 milioni li diamo a chi abita nei dintorni e da quattro anni vede le sue attività economiche soffocate dall’acqua e con finanche i mobili dell’arredo di casa marciti, e un milione di euro, uno solo basta, per erigere e rafforzare gli argini dove servono, magari con le tecniche che si vedono nel lato ebolitano, e non con terreno limoso spostato con le ruspe. Poi a mettere mano all’emergenza del Rio Ciorlitto, il fiumiciattolo guastatore, quello che a causa di dislivelli diversi con l’affluente Sele, altera l’efficiente sistema della Bonifica, quello che da ottant’anni funziona come un orologio svizzero. Che sia il Ciorlitto la maledizione di Gromola lo si sa da tempo. E non si è stati capaci di intervenire.

LA MALEDIZIONE DEL CIORLITTO. I pareri del geologo Giovanni Caramante sono originati dalle sue conoscenze tecniche.
CRISTIAN IANNONE: PROTEZIONE CIVILE, EROI A TENTONI
Cristian Iannone, è avvocato e abitante di Gromola, gli capita sempre più spesso di rimanere isolato dall’acqua nella sua casa di famiglia. “Come tanti. Io ho il tempo e le possibilità di organizzarmi. Ma devo gridare che ancora non ho visto un piano comunale per l’emergenza. Su poche centinaia di abitanti è così difficile censire e organizzarsi per soddisfare i bisogni degli anziani soli e di coloro che hanno patologie particolari? Anche quest’anno, nei primi giorni dell’alluvione, c’era chi aveva bisogno dell’iniezione di insulina con nessuno che gliela potesse portare…”.
CARAMANTE: ABBIAMO ASFALTATO, PLASTIFICATO. LA TERRA NON TRATTIENE NULLA
Giovanni Caramante è nato a Altavilla, ma nel tratto terminale del Sele è cresciuto. “I tempi sono cambiati anche per il fiume. Fino agli anni ‘Settanta da Persano una piena per arrivare nella parte finale del corso fluviale ci metteva fino a undici ore. Negli ultimi vent’anni siamo scesi a quattro. Ora il tutto è praticamente istantaneo, cioè i terreni ormai non trattengono nulla”. Con le storie del Sele il geologo, “per passione”, ci tiene a specificarlo, Giovanni Caramante si è sempre immedesimato. Ci arrivò a Foce Sele, fin dal 1953, al seguito del padre Carmine al quale fu affidata la gestione di uno dei gioelli della bonifica degli anni Trenta, quella idrovora che pompava l’acqua di scolo che veniva reimmessa nel fiume per farla arrivare a mare. Era la principale “missione” della bonifica, l’acqua per irrigare le colture veniva dopo. Si trattava di impedire che la palude tornasse allo stato nella quale era stata naturalmente per secoli. Non le manda a dire il geologo.
LE GRAVI RESPONSABILITA’ DEI TECNICI. ADESSO SI SPOSTI IL MUSEO NARRANTE A GROMOLA…
E per chi è tardo di comprensione scrive anche sul suo profilo di facebook: “Io non sono ” un verde”, anzi mi stanno proprio sui co…ni, credo però, e lo dico da tecnico, che se si continua con questa storia della pulizia del letto del fiume non si arriva da nessuna parte. Il problema non è quello e si sarebbe risolto già da tempo se, nel rinforzare gli argini, lavoro fatto nell’ultimo decennio, ci si fosse concentrati sul punto debole e cioè dove gli argini si rompono da sempre. Invece si sono buttati un paio di milioni di euro per gli argini che vanno da Hera Argiva alla foce. Io in galera manderei tutti i tecnici che hanno realizzato quel progetto insieme, però, a quanti ebbero la brillante idea di realizzare il museo di Hera Argiva in quel posto. Se gli antichi greci quel posto lo abbandonarono per costruire un’altra città in un luogo più sicuro, in alto, un motivo ci doveva pur essere. Ed ora voglio proprio vedere chi ha lo stomaco di chiedere di bruciare altri soldi per riparare i danni al museo. Forse non ci sono altri posti dove localizzarlo? Io sì… ai vecchi capannoni ERSAC di Gromola”.
IANNONE: NESSUNA ATTIVITA’ SULLE GOLENE E SUGLI ARGINI
“Chiediamo conto alla Regione e al Genio Civile – è la tesi di Cristian Iannone. “Non so cosa imputare al Consorzio di Bonifica e al Comune. Sicuramente il sindaco, quando garantiva ai gromolesi “non capiterà più” ha ecceduto in promesse che in buona fede si augurava di ottemperare. Così non è stato e da domani c’è chi dovrà spiegarci perché la legge regionale 69 del 16 novembre 2009 che avrebbe permesso di intervenire subito non sia stata attuata. Se gli ambientalisti locali vanno solo ringraziati per il loro impegno non mi è chiaro il ruolo dei burocrati all’interno della riserva Foce Sele Tanagro. Sì, mi auguro che a emergenza superata, una bella inchiesta – solo amministrativa, per carità – faccia chiarezza sugli operati dei vari soggetti. E si finisca anche con le attività antropiche che si svolgono sulle aree golenali e fin nelle acque del fiume”. Ci congediamo da Caramante raccogliendo il suo appello alla pubblica opinione: “Si fa bene a chiedere la rimozione di materiale presente nel fiume… è pur vero che la pulizia fa male solo nelle tasche ma si rischiano di aprire contenziosi che faranno perdere tempo prezioso. Oggi il problema è la realizzazione di arginature adeguate nel solo punto dove periodicamente il fiume straripa. Altro denaro, speso per altre cose, è inutile. Non ci vogliono progetti faraonici. La spesa è poca e forse per questo non interessa farla”. Fate presto e bene. Non basta che vi agitiate.

ORESTE MOTTOLA
orestemottola@gmail.com

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Informazioni su orestemottola

BIOGRAFIA A MODO MIO Oreste Mottola è nato a Altavilla Silentina nel 1960. Il diploma in agraria è del 1979 dopo aver abbandonato gli iniziali studi liceali. Nell’anno prima del terremoto, evento spartiacque per la sua generazione, due viaggi lo influenzeranno molto. Con l’amico Rosario Lucia, quasi come nei “diari della motocicletta” di Che Guevara, percorreranno l’intera Valle del Calore – luogo a lui fino a quel momento sconosciuto – e, da quel punto in poi, ai problemi del comprensorio tra Vallo di Diano e Cilento dedicherà il suo impegno civile prima ancora che professionale. Nell’isola spagnola di Maiorca è protagonista di un raduno giovanile internazionalista dedicato al Mediterraneo. Invece di spiccare il volo per ben altri lidi resta qui, tra Paestum e il Cervati, Persano e monte Motola. Giornalista, è stato per quasi vent’anni collaboratore del quotidiano “Il Mattino”. Attualmente è in forze al settimanale “Unico”. E’ autore di diverse pubblicazioni editoriali, tra le quali “I paesi delle Ombre”, ed. Magna Graecia

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