“Mancavano solo i tubi”. Come l’acqua sparisce dal Cilento. Una storia di acqua & potere di GIUSEPPE CILENTO

ACQUA: VOLEVAMO SCRIVERE UN LIBRO
                                                                                               In memoria di Pinuccio Agostini

Quella sera la piazza di Vallo illuminava con una luce stentata la nostra solitudine.
Avevo accompagnato Pinuccio Agostini con la mia macchina da Rete7 TV al parcheggio ed ora lui stava per infilarsi nella sua utilitaria di colore scuro. Doveva raggiungere Sapri e s’era fatto tardi. Alla trasmissione sull’acqua dovevano partecipare anche altri, ma si erano dileguati.
Se avessimo fatto una trasmissione del genere in Sicilia, ci avrebbero calato in qualche fondazione in cemento, per farci scomparire per sempre”, gli dissi.
“Il nostro è un incarico a termine, come la vita. Noi faremo fino alle fine del mandato il nostro dovere,” mi rispose e si calò nella sua auto, insieme alla sua inseparabile borsa, logorata dagli anni.
Avevamo cominciato in TV a far conoscere la relazione del prof. Giuliano Cannata sulle acque del Cilento. Per la prima volta il prof. aveva tirato le somme ed erano usciti fuori dei dati impietosi:
sul territorio del Cilento gravitavano un miliardo di metri cubi di acqua;
il Cilento, per bere, aveva bisogno solo di 20 milioni di metri cubi;
per dissetare tutto il Cilento bastavano 600 litri/secondo, per tre qli di acqua a persona al giorno (turisti compresi, che ne consumano meno della metà);
una sola sorgente, quella di Ruotolo, ne gettava a mare più del triplo, cioè circa 2500 lt/secondo e il consorzio  ne prelevava solo 70 lt/secondo, perdendone più della metà nelle condotte;
dalla sola sorgente del Faraone si prelevavano 600 lt/sec, ma il tubo era ridotto a un colabrodo e ne perdeva (e ne perde) più del 50%;
da quelle del Gelbison venivano 200 lt/sec e i tubi ne perdevano più della metà;
dai pozzi  sulla Mingardina si potevano prelevare almeno 150 lt/sec da un lago enorme ai piedi del Bulgheria, di cui non si conosceva la profondità, ma le pompe erano ferme per mancanza di un quadro elettrico e Palinuro e Camerota avevano sofferto la sete;
sorgenti a Casaletto, Vibonati, Centola, Sanza per complessivi 100 lt/sec erano state individuate e accessoriate con i tubi, ma non funzionavano;
intorno al Vallo di Diano gravitavano 6.000 lt/sec, in grado di dissetare l’intera città di Napoli;
nella zona di Sicignano le sorgenti rendevano disponibili più di 1000 lt/sec;
in tutto il territorio si diffondevano sorgenti varie con portate dai 2 ai 10 lt/sec, che sarebbero state sufficienti a dissetare da sole interi centri abitati, ma non erano prelevate o erano mal captate.
Le perdite lungo la rete erano enormi: a Castelnuovo si perdevano 20 lt/sec, pari al fabbisogno dei nostri paesi del monte Stella; ma ancora oggi se ne disperdono altrettanti nella rete di Ascea.
Avevamo ricevuto, io e Pinuccio, verso la fine degli anni ’90, da Pierino qualche mese prima la notizia dell’affidamento di una “missione impossibile”, quella di far parte, in una posizione di minoranza, del CDA del Consorzio degli acquedotti del Cilento, ricco di nomi importanti della politica locale, antico feudo DC, al disastro economico e gestionale. E i sindaci avrebbero conferito a Costantino La Selva la presidenza della loro assemblea. Noi qui cercammo di fare il nostro dovere fino al termine del mandato tra forti contrasti e realizzazioni importanti, tra risentimenti e amicizie che si rinsaldavano in seno al consiglio di amministrazione e nelle lotte.
Ogni giorno ne scoprivamo una nuova. Avevamo, così, incontrato anche il prof. Ortolani, che  asseriva che i fiumi carsici sotterranei che sfociano tra Palinuro e Acquafredda presso Sapri avrebbero potuto far bere l’intero Mezzogiorno !
E ancor più grave e dissennata appariva la mancanza di serbatoi di accumulo, che affliggeva tutta la provincia, da Salerno ai più sperduti paesi del Cilento.
Ci eravamo poi imbattuti in alcune stranezze: ad ogni tentativo di migliorare la captazione o di reperire nuove sorgenti partiva la denuncia puntuale del WWF, in ciò seguito da altri enti di protezione del territorio, che portavano al blocco di ogni miglioramento della situazione idrica.
E ancor più strana si era rivelata la denuncia contro il nostro CDA per la manomissione delle sorgenti del Faraone (Zona Cervati- Pruno), mentre ci accingevamo, al contrario, solo a riparare tubi ed ampliare serbatoi della zona del Gelbison, ben distante dall’oggetto della denuncia.
Fu a questo punto che Pinuccio, io e Costantino La Selva decidemmo di scrivere alla presidente nazionale del WWF, Grazia Francescato, segnalando il tentativo di far bere alle popolazioni del Cilento “l’acqua di fognatura” della diga dell’Alento (depurata con i prodotti della Culligan), anche a causa dei loro ricorsi.
Miracolo! La lettera con le nostre firme era spuntata nelle mani del Presidente del Consorzio di Bonifica, ente proprietario della diga, che ci aveva denunciato per diffamazione con richiesta di un forte risarcimento danni in denaro. Ci toccava raccogliere i dati sulle fognature senza depuratore  che gravitavano sul fondovalle della diga dell’Alento. Pinuccio Agostini fu insieme imputato e nostro avvocato difensore. Vincemmo. E il tribunale costrinse il presidente del Consorzio di bonifica, l’onnipotente avv. Chirico, a pagare le spese processuali. Intanto andavano a buon fine i lavori di sostituzione dei tubi e di potenziamento dei serbatoi di accumulo.
Tutte le forze politiche continuavano a caldeggiare l’utilizzo idropotabile della Diga dell’Alento (di recente costruita da qualche impresa non proprio raccomandabile), in primis la città di Salerno del sindaco de Luca, che proclamava l’emergenza siccità ad aprile .
Neanche nel Sub Sahara succede questo ad aprile!” ironizzava il prof. Cannata.
Chiedevano in coro e senza sosta 100 lt/sec di acqua depurata della diga, ma con il Prof. Ortolani avevamo scoperto che solo a Sicignano il Consorzio Salernitano perdeva circa 150 l/s, per non aver posizionato bene le pompe. Quando si provvide, sulla base della nostra documentata campagna di stampa e delle nostre indicazioni, finì l’emergenza siccità a Salerno. Nel fuoco di questa lotta avevamo messo su un comitato, “Almeno l’acqua”, in cui a turno ogni due giorni usavamo giornali, radio, TV, per dare battaglia su punti specifici. Forza di lotta e di governo. Ci aiutarono non poco il Corriere del Mezzogiorno e Rete7 TV.
Il Consac era azzerato: tecnici, operai specializzati, attrezzature ormai allo stremo; fummo costretti a richiamarne qualcuno già in pensione. Soffriva crisi idriche in inverno finanche Vallo della Lucania, nonostante la sua felice posizione ai piedi delle sorgenti del Gelbison.
Come era potuto accadere tutto questo?
Trovammo l’ing. Di Muoio a Napoli, trasferito dai ranghi dirigenti della disciolta Casmez in un oscuro e appartato ufficio dighe della regione, mentre era stato per anni un brillante costruttore di acquedotti e serbatoi alle dipendenze della Cassa per il Mezzogiorno. Fu lui a consegnarci la mappa Casmez di tutte le sorgenti da loro indagate o allacciate in provincia di Salerno: un patrimonio idrico impressionante. E ce lo confermò poi, punto per punto, anche l’elettricista Nigro della ditta Di Cunzolo, che lo aveva per anni accompagnato nelle prospezioni. E quella fu la prima mappa completa delle risorse idriche provinciali che consegnammo nelle mani del nostro CDA e che diffondemmo in un convegno promosso sull’acqua dalla CGIL a Salerno.
Come era potuto accadere che l’uomo che aveva costruito acquedotti in Casmez stesse all’ufficio dighe, mentre i dirigenti e i politici della Regione sostenevano la povertà assoluta delle risorse idriche e  spingevano al ricorso alle acque depurate delle dighe, dopo aver finanziato i loro costosissimi impianti di depurazione ?!
E come mai i dati sulle sorgenti non si conoscevano  né in Regione, né al Consac (fu un ragioniere, Ernesto Rizzo, a tirar fuori per la prima volta dei dati parziali!!!) ?
E come mai ancora oggi taluni sindaci ancora fanno avvisi allarmistici alle popolazioni sul calo delle sorgenti o ricorrono alle autobotti  o ancora usano l’acqua depurata della diga di Cannalonga? Non conoscenza della mappa delle risorse e interessi economici vari sull’acqua si avvitano ancora in una spirale perversa, come sempre.
Toccò così inaugurare al nostro CDA la politica del prelievo alle sorgenti equilibrato ed ecosostenibile. Si poteva, senza alcun problema. Per un breve periodo Pinuccio tenne anche le redini del Consorzio, dopo un grave incidente stradale occorso al presidente. Fu lui a dare il via ai lavori di riparazione alla condotta del Sele che porta a San Mauro.
Finirono, negli anni, in organico dirigenti, tecnici e operai specializzati molto competenti, tutti provenienti da esperienze di lavoro molto avanzate. Furono creati il settore delle fognature e della depurazione e un ufficio specializzato per il recupero delle morosità. Nasceva finalmente una mappa delle condotte.
Riparammo condotte fatiscenti, altre le sostituimmo, creammo nuovi serbatoi, pompammo acqua da nuove e vecchie sorgenti, riuscimmo a far pompare l’acqua dei pozzi del Mingardo, nonostante ci fosse giunta dal Parco una lettera che ci chiedeva di sospendere i lavori di trivellazione (per una sola settimana!), per non disturbare gli uccelli ! Il prelievo era totalmente ecocompatile e sgravava la condotta del Faraone.
Quelle scelte importanti stanno a monte delle molte Bandiere Blu del Cilento.
Pinuccio, da eccellente amministrativista, con anni di esperienza al CORECO di Salerno, era la mia spalla forte nelle questioni legali più annose e gli toccò studiarsi insieme ai nuovi dirigenti montagne di carte, da cui scaturirono soluzioni vantaggiose per l’Ente, che migliorò sensibilmente il suo bilancio e la sua funzionalità.
Avevamo chiesto, anche sui giornali e in TV, che fosse completamente sostituita la condotta principale del Faraone con le sue perdite pazzesche (oltre il 50%), ma ci scontrammo con resistenze enormi alla stessa redazione del progetto. Noi capivamo e denunciavamo che quella riparazione avrebbe significato il mancato acquisto delle acque della diga di Cannalonga. Negli anni successivi al nostro mandato la Regione, in accordo con Consac e la diga dell’Alento, avrebbe preferito finanziare lungo la costa da Agropoli ad Acciaroli una condotta duale proveniente dalla diga, ad oggi inutilizzata. Ancora! Sì ancora !!!
La Regione faceva e fa decisamente peggio della vecchia Casmez. La Casmez si era assunta il compito democratico di finanziare nel Sud le grandi infrastrutture primarie di civiltà, la regione sembra ancora oggi preferire quello di arricchire i più ricchi. L’acqua gratuita dalle sorgenti doveva essere dispersa e l’acqua depurata a pagamento della diga doveva entrare nelle case. Ed erano state proprio la regione e l’Europa a finanziare la diga dell’Alento, considerata inutile dalla Casmez.
Alla fine del mandato l’ente era, comunque, molto migliorato, ovviamente non solo per merito nostro, ma a noi era toccato di affrontare prove molto aspre. Al rinnovo delle cariche furono tutti riconfermati, ma noi no: la dovevamo pagare. Avevamo capito troppe cose e ci eravamo battuti a viso aperto. I sindaci del PDS salernitano preferirono impegnare, al posto nostro, persone che non si erano mai interessate di acque, di sorgenti, di grandi adduttrici, di amministrazione di strutture complesse. Tante volte  ci eravamo chiesti con Pinuccio perché né il nostro partito, né i neonominati non ci avessero nemmeno  domandato quali  problemi irrisolti ci fossero da affrontare in Consac, pur facendo parte della stessa compagine politica.
La trasformazione genetica della sinistra era cominciata da tempo, per cui non contavano competenze e risultati, onestà e impegno”, commentava con intelligenza amara Pinuccio. “Questo, ammoniva lui, avresti dovuto già saperlo! Conta la fedeltà. E noi possediamo il requisito opposto”.
Noi ci eravamo finanche opposti all’aumento del compenso di amministratori ( Pinuccio, da Sapri, non copriva neanche le spese della benzina ), come consentivano le leggi vigenti, perché avevamo considerato immorale farlo in quel disastro, ma i nuovi, dopo di noi, lo fecero subito e non di poco. Anzi i sindaci del Cilento pensarono bene che i consigli di amministrazione dovessero essere due, uno anche per il patrimonio! E per fortuna che i governi nazionali abbiano provveduto a sanare questa follia, che ha dilapidato in più anni milioni di Euro, che sarebbero potuti servire a risanare le condotte.  
Mi hanno imbarazzato i cori di entusiasmo per l’annuncio di un prossimo finanziamento per il rifacimento delle condotte del Faraone. Quale potere oscuro dà oggi il suo assenso ad un’opera che poteva esser progettata e finanziata anche da 30 anni? E si riparerà veramente il tubo o è solo propaganda? L’estate scorsa è mancata l’acqua a Camerota, a Montecorice, a San Mauro Cilento, a Pollica….. E non c’era la siccità. In alcuni posti sono tornate le autobotti. Si toglie l’acqua anche d’inverno in qualche paese di montagna!
La solitudine è d’obbligo nella postdemocrazia dei partiti degli uomini soli al comando.
Pinuccio a Sapri, io a San Mauro. Ci piaceva rivederci di tanto in tanto e in queste occasioni ci ripetevamo  che avremmo dovuto metterla per iscritto questa maledetta storia. Perciò ora guardo con tristezza ai materiali che io avevo raccolto e mi ricordo di lui: “Le mie carte sono pronte. Dobbiamo solo metterle insieme.” Ma poi il suo male inesorabile, la sua lotta, la sua forza, il suo ottimismo e le lunghe telefonate, mentre lo ritrovavo di nuovo in ospedale ora a Roma, ora a Sapri. E lui ci teneva a farci misurare il suo coraggio e la sua dirompente voglia di vivere con continue proposte di nuovi obbiettivi, con corredo di formule organizzative.
Avevamo imparato dalla nostra milizia politica comune che non bisognava togliersi il cappello davanti ai potenti. Ci accomunava il rispetto della nostra storia: noi non avevamo avuto un posto dal partito, ma anni addietro ne avevamo lasciato uno sicuro (io a scuola, lui in una assicurazione cattolica), per metterci a disposizione del partito, il PCI, lui al CORECO di Salerno, io nel sindacato, come ci era stato richiesto. E noi avevamo obbedito.  Noi credevamo …
Poi, per vie diverse, eravamo ritornati alle nostre occupazioni.
Ma ora il mondo mutava intorno a noi. Una volta un arrembante docente universitario salernitano ci aveva rimproverato sfacciatamente: “Ma voi assomigliate molto ai Giapponesi sull’isola, che ignari di aver perso la guerra, continuavano a combattere.” “Forse, aveva esclamato Pinuccio, ma tu pure butti la bomba atomica!” Ed era così. “Se tu fai il politico, tocca a noi fare i tecnici, aveva ribattuto ancora a lui che ci opponeva ipotetiche curve di livello delle sorgenti.  Il cattedratico voleva convincerci che il Cilento fosse povero di acque, ma noi, sorgente per sorgente, tubo per tubo, avevamo ricostruito la mappa e gli opponevamo un mondo nuovo: la ricchezza e la generosità della nostra natura, occultata dalla miseria umana e culturale del mondo accademico, degli affari e della politica.
Un pomeriggio di una domenica Pinuccio mi aveva chiesto di rimanere ancora un po’ con lui, a Sapri, a casa sua. Ero rimasto, anche se lui, allo stremo delle forze, si era immerso in un placido sonno. Gli feci una carezza prima di lasciarlo. Era l’ultima, si capiva.
Ci voleva il  funerale di Pinuccio, per rivederci tutti insieme”, ci capitava di commentare, mentre a Sapri ci abbracciavamo, in tanti, compagni di tante solidarietà e di incredibili lotte, soprattutto quella per l’ospedale insieme al compianto Don Giovannino. Un funerale, ma anche le nostre esistenze disperse per la fine amara dello stare insieme per un mondo migliore.
Oggi a qualche mese dalla sua morte , dopo che mi è toccato di attraversare l’incubo della morte di Angelo,  mentre un fiume di  leggi infami e di incredibili campagne referendarie mi ha sospinto alla deriva, lontano da ogni ormeggio del passato, mi sento ancor più un sopravvissuto, un estraneo in un mondo che ha sventrato i nostri ideali, deridendoli come inutili e rottamabili.
Mi sono deciso a scrivere per rispettare le sue volontà, per stimolare i giovani a conoscere sempre meglio le preziose, enormi risorse del nostro territorio, per impedire che il malaffare, la mala politica, l’ignoranza, la solitudine ci assetino ancora, per farci bere le acque depurate dell’inutile e disastrosa diga dell’Alento.
                               Giuseppe Cilento                                        

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Informazioni su orestemottola

BIOGRAFIA A MODO MIO Oreste Mottola è nato a Altavilla Silentina nel 1960. Il diploma in agraria è del 1979 dopo aver abbandonato gli iniziali studi liceali. Nell’anno prima del terremoto, evento spartiacque per la sua generazione, due viaggi lo influenzeranno molto. Con l’amico Rosario Lucia, quasi come nei “diari della motocicletta” di Che Guevara, percorreranno l’intera Valle del Calore – luogo a lui fino a quel momento sconosciuto – e, da quel punto in poi, ai problemi del comprensorio tra Vallo di Diano e Cilento dedicherà il suo impegno civile prima ancora che professionale. Nell’isola spagnola di Maiorca è protagonista di un raduno giovanile internazionalista dedicato al Mediterraneo. Invece di spiccare il volo per ben altri lidi resta qui, tra Paestum e il Cervati, Persano e monte Motola. Giornalista, è stato per quasi vent’anni collaboratore del quotidiano “Il Mattino”. Attualmente è in forze al settimanale “Unico”. E’ autore di diverse pubblicazioni editoriali, tra le quali “I paesi delle Ombre”, ed. Magna Graecia

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