PERCHE’ SONO CONVINTO CHE IL CASO DELLA SCOMPARSA DI MAJORANA SI SVOLSE E CONCLUSE NEL CILENTO OTTANTA ANNI FA

“Nel Cilento Ettore Majorana in fuga “aiutato” dai servizi segreti fascisti”

Rivelazione choc di Stefano Roncoroni, il pronipote, raffredda lo stillicidio di rivelazioni sulla fuga dello scienziato nel 1938

di ORESTE MOTTOLA

 

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La vicenda finì dopo un anno o poco più. Il giallo della scomparsa del fisico italiano Ettore Maiorana, avvenuta nel 1938, è stato piuttosto breve. Dopo due mesi di fuga nel piccolo paese cilentano di Perdifumo lo scienziato 32enne fu trovato subito dagli emissari della sua famiglia che si attirarono dietro la polizia speciale. A fratello e cognato, in un colloquio drammatico, l’uomo chiese di essere lasciato libero. E fu esaudito. Mentre non si sa cosa avvenne con l’Ovra, la polizia politica del regime, che già si era fatta scappare scienziati del calibro di Fermi e Pontecorvo.  E’ la tesi di Stefano Roncoroni, figlio di una sorella e da oltre mezzo secolo impegnato a dipanare le ombre sulla fuga dal mondo dello zio. “Nel Cilento le testimonianze del soggiorno di mio zio sono ancora vive a distanza di ottant’anni. Mio padre e suo cognato le hanno sempre raccontate. Omettendo, per rispetto della madre, quel rifiuto al ritorno e l’invocazione all’essere lasciato libero nelle sue determinazioni”.  La tesi della seconda vita in Sudamerica, tra Argentina e Venezuela, faceva piacere anche alla famiglia, e non fu “disturbata”. Con il regista Rai ne discutiamo nel corso di un sopralluogo nel paese cilentano che sovrasta Agropoli e Castellabate.  Stefano Roncoroni, pronipote del celebre fisico, reso noto da Leonardo Sciascia, e da tanti film e libri, dice di essere ad un passo da poter dimostrare questa sua convinzione “solo si riuscisse ad abbattere le ultime pareti omertose”- Quali? “Livelli altissimi. Magari con niente di scritto”. Quattro anni fa fece un sopralluogo a Perdifumo. Ad accompagnarlo chi scrive e Giovanni Farzati, insieme riparlammo con chi aveva ricevuto confidenze dagli anziani. Un colloquio lungo con il magistrato Bartolomeo Farzati, Memè per gli amici, il figlio di chi aveva assistito alle ricerche nel 1938. Il dottor Farzati è scomparso da poche settimane. Qui Roncoroni motiva la sua convinzione che come noi dopo ottanta anni, quel suo parente fu trovato anche allora. E non volle far ritorno a casa. C’è chi rispettò la sua decisione, e chi, forse, non volle correre il rischio di vederlo al servizio di qualche potenza straniera.  Stefano Roncoroni, pronipote del fisico, che dagli anni Sessanta ha cominciato a indagare su questo giallo, scoprendo dettagli importanti che l’hanno indotto ad affermare la sua verità, in altre parole che il mistero di Majorana sia oramai quasi risolto. E che “il gioco di società” sulla vicenda va fatto finire. Dal 27 marzo 1938, il giorno della scomparsa, restano ancora aperti un numero considerevole d’interrogativi. Ora in un’intervista ad Avvenire, il 77enne autore e regista televisivo parla del più grande giallo del Novecento, commentando di come la vicenda “sarebbe a un passo dalla soluzione, se solo si riuscisse ad abbattere le ultime pareti omertose”. Nel suo saggio: “Ettore Majorana lo scomparso e la decisione irrevocabile”, Roncoroni spiega il suo punto di vista, in altre parole quello secondo cui Majorana avesse sì deciso di sparire e di non fare più ritorno in società, ma non per ragioni politiche o di spionaggio internazionale. Molto semplicemente, le ragioni della sua decisione di scomparire sono solo di carattere personale.

 

«NESSUNO SCENARIO FANTAPOLITICO»

«Non c’erano ancora le condizioni per collegare la sua scomparsa a questioni d’ipotetiche “conoscenze atomiche», spiega ad Avvenire. Majorana, che era un genio assoluto, era secondo Roncoroni affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo, nota anche come disturbo pervasivo dello sviluppo. Questa malattia fu una delle ragioni che lo spinsero ad andarsene. Nel periodo in cui Majorana si rese introvabile, le future nazioni belligeranti, Stati Uniti tra i primi, avevano cominciato una massiccia e selettiva cooptazione dei migliori scienziati atomici. Certamente qualcuno dei suoi vecchi compagni, secondo il pronipote, avrà chiamato Majorana, ma lui rimase fermo sulla sua decisione irrevocabile di non tornare mai più indietro. Secondo il 77enne, non solo Majorana non avrebbe viaggiato oltreoceano per raggiungere Fermi, ma non avrebbe mai lasciato nemmeno l’Italia, non sarebbe mai andato da nessuna parte, dove fu protagonista di un’ipotetica seconda vita. Insomma, secondo Roncoroni, la scomparsa di Majorana non è legata a strane ragioni di fantapolitica, ma solo a questioni di carattere personale.

 

«LA MORTE DA PARTE DEL FUOCO AMICO»

Sono le cause della sua morte, invece, che vanno ricercate al di fuori della sua sfera privata. «Forse è tempo che s’indaghi la pista del “fuoco amico” piuttosto che appassionarsi a seducenti scenari di fantapolitica…» commenta Roncoroni ad Avvenire. Stando alla meticolosa ricostruzione, dopo la scomparsa, Majorana lasciò Napoli e si imbarcò per Palermo, per fare poi ritorno a Napoli, dove approfittò dell’ospitalità del professor Antonio Carelli e di una sua casa cilentana a Perdifumo (Salerno). Qui, per un mese soggiornarono anche i fratelli di Ettore, Luciano e Salvatore, che fecero di tutto per convincerlo a tornare a casa senza riuscirci. Fu la polizia fascista secondo Roncoroni a ritrovarlo. «Non poteva non averlo ritrovato. Chiuse semplicemente un occhio dinanzi a quella famiglia influente, che si poteva permettere una ricompensa di trentamila lire a chiunque avesse ritrovato Ettore, e archiviò il caso in fretta e furia». Fecero anche altro? Non è dato saperlo. Lo scienziato, il genio immaturo come si autodefinì a ventun anni lo stesso Majorana, doveva essere rintracciato a ogni costo per volere di Benito Mussolini in persona e alla fine, secondo Roncoroni, così fu. E La “pratica” fu chiusa per sempre. Successe prima del settembre del 1939.

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Informazioni su orestemottola

BIOGRAFIA A MODO MIO Oreste Mottola è nato a Altavilla Silentina nel 1960. Il diploma in agraria è del 1979 dopo aver abbandonato gli iniziali studi liceali. Nell’anno prima del terremoto, evento spartiacque per la sua generazione, due viaggi lo influenzeranno molto. Con l’amico Rosario Lucia, quasi come nei “diari della motocicletta” di Che Guevara, percorreranno l’intera Valle del Calore – luogo a lui fino a quel momento sconosciuto – e, da quel punto in poi, ai problemi del comprensorio tra Vallo di Diano e Cilento dedicherà il suo impegno civile prima ancora che professionale. Nell’isola spagnola di Maiorca è protagonista di un raduno giovanile internazionalista dedicato al Mediterraneo. Invece di spiccare il volo per ben altri lidi resta qui, tra Paestum e il Cervati, Persano e monte Motola. Giornalista, è stato per quasi vent’anni collaboratore del quotidiano “Il Mattino”. Attualmente è in forze al settimanale “Unico”. E’ autore di diverse pubblicazioni editoriali, tra le quali “I paesi delle Ombre”, ed. Magna Graecia

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