I rapporti tra i Greci di Paestum e gli etruschi di Pontecagnano negli studi di Tatiana Grimaldi e Fabio Astone

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Oreste Mottola   orestemottola@gmail.com

Lavora da vigile urbano ad Agropoli e poi studia, con profitto, da archeologo. E’ la storia di Fabio Astone, ultima pista da lui seguita – in collaborazione con Fernando Lagreca – è quella delle tradizioni alimentari dei nostri progenitori greci e lucani.  La battipagliese Tatiana Grimaldi è un’appassionata di Etruscologia. Alla loro tesi di laurea è andato il premio internazionale delle colonie Magna Grecia “Arialdo Tarsitano”, giunto alla XXXIX edizione ed indetto dai Rotary dell’Italia meridionale. Il tema di quest’anno è stato: “l’area picentina nell’antichità . Identità storica, patrimonio archeologico, valorizzazione”. La borsa di studio “una tantum” è stata di € 2.000,00 e Astone e Grimandi potranno avere anche la pubblicazione della loto tesi di laurea. E’ quanto ha deciso il comitato scientifico composto da Mario Mello, Luca Cerchiai, Francesco D’Andria, Giovanna de Sensi Sestito e Antonio Garzya, tutti docenti nelle università meridionali.

 

L’indagine di Tatiana Grimaldi è incentrato sulla ricostruzione dei diversi momenti di occupazione antropica nell’Agro Picentino. In particolare, le indagini si sono focalizzate su un segmento territoriale compreso tra il fiume Picentino ed il torrente Frestola, che costituisce l’immediato retroterra della città di Pontecagnano, corrispondente grosso modo all’attuale frazione di Faiano. Il territorio preso in esame, grazie alle sue caratteristiche naturali quali la ricchezza d’acqua e l’ampia presenza di aree boschive, fu scelto quale luogo di insediamento ancor prima della nascita del famoso centro etrusco di Pontecagnano. Le prime attestazioni di un probabile stanziamento sulle colline di Faiano potrebbero risalire, infatti, alla luce dei risultati della ricognizione, all’età del Bronzo Medio, quando, così come in altri siti del comprensorio picentino (Acqua de Pazzi a Salerno, Montevetrano, Serroni di Battipaglia, Loc. Padula e Turmine di Eboli) si prediligono posti d’altura ed arretrati rispetto alla costa, in stretta connessione ai corsi d’acqua. Quando, nel IV secolo a.C., l’intero comprensorio è scenario di un riassetto generale, e l’arrivo della componente italica costringe ad una revisione degli spazi disponibili, anche il territorio di Faiano viene coinvolto in un sistema capillare di occupazione delle campagne, con la nascita di numerose fattorie, in modo del tutto analogo a quanto accade nella vicina Poseidonia-Paestum. Tracce di questo tipo di realtà insediativa sono state rinvenute ad esempio a Torre Morese e Limiti, confermando una tendenza, che si protrarrà fino ed oltre l’avvento della potenza romana, come attestato dai numerosi prediali presenti nella toponomastica locale.

IL LAVORO DI FABIO ASTONE. Dei “Greci e non Greci nel territorio di Poseidonia in età arcaica” si è occupato Fabio Astone. Lo studio dei rapporti tra quella che sarà, dalla fine del VII sec. a.C., la chora di Poseidonia, ed il  territorio a nord del Sele, l’agro Picentino , è stato lo stimolo che ha portato alla redazione di questo lavoro.  Le tradizioni ricordano l’importanza rivestita dal fiume Sele che, oggi come in antico, divide quasi a metà l’omonima  pianura; il confine distingue però, in modo paesaggisticamente non naturale, un ambiente che invece è assolutamente omogeneo.  Appare chiaro quindi che la funzione di limite assunta dal Sele non sia dovuta a fattori geografici; le motivazioni che hanno portato a tale scelta vanno perciò cercate altrove.

Queste ci arrivano direttamente dalle fonti che ricordano la presenza degli Etruschi a nord del Sele; il confine dunque, ebbe una prima genesi di carattere etnico, per assumere, successivamente, un significato prima geografico, e poi anche amministrativo. Basta osservare i reperti, trovati nella futura chora di Poseidonia, e datati al periodo che precede la fondazione della polis, per rendersi conto dei contatti, davvero stringenti, con Pontecagnano. I materiali restituiti dagli scavi rivelano e confermano rapporti che continuano, intensamente, anche dopo la nascita della città greca; i contatti con i centri etruschi a nord del fiume conservano una dinamicità dialettica che permette di meglio interpretare quanto tramandato tradizionalmente e quanto indiziato dai reperti. Il catalogo, davvero provvisorio, dei reperti che attestano la vicinanza, non solo geografica, tra gli Etruschi delle comunità a nord del Sele, e gli Enotri prima ed i Poseidoniati poi, permette nell’insieme, di comprendere meglio l’influenza esercitata dalle comunità tirrene del salernitano; lo dimostrano, ad esempio, lo sviluppo narrativo dei temi  del ciclo arcaico delle metope dell’Heraion o le terrecotte architettoniche di tradizione etrusco-campana provenienti dai santuari urbani; tale  influenza permea fortemente anche l’ambiente nel quale vengono concepite e realizzate le lastre della Tomba del Tuffatore, il cui significato può essere inteso più compiutamente proprio inserendole in tale contesto multiculturale.

E’ probabile che molte risposte ai tanti interrogativi che animano lo studio di questo specifico argomento potranno essere date dalle ricerche in atto a Fratte, a Pontecagnano, nei vari siti presenti nell’area Picentina e dagli scavi dei livelli arcaici di Poseidonia; ma forse,  qualche sorpresa potranno davvero  riservarla le migliaia di reperti provenienti dai vecchi scavi dell’Heraion di foce Sele, custoditi da tempo nei depositi del Museo di Paestum.

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Informazioni su orestemottola

BIOGRAFIA A MODO MIO Oreste Mottola è nato a Altavilla Silentina nel 1960. Il diploma in agraria è del 1979 dopo aver abbandonato gli iniziali studi liceali. Nell’anno prima del terremoto, evento spartiacque per la sua generazione, due viaggi lo influenzeranno molto. Con l’amico Rosario Lucia, quasi come nei “diari della motocicletta” di Che Guevara, percorreranno l’intera Valle del Calore – luogo a lui fino a quel momento sconosciuto – e, da quel punto in poi, ai problemi del comprensorio tra Vallo di Diano e Cilento dedicherà il suo impegno civile prima ancora che professionale. Nell’isola spagnola di Maiorca è protagonista di un raduno giovanile internazionalista dedicato al Mediterraneo. Invece di spiccare il volo per ben altri lidi resta qui, tra Paestum e il Cervati, Persano e monte Motola. Giornalista, è stato per quasi vent’anni collaboratore del quotidiano “Il Mattino”. Attualmente è in forze al settimanale “Unico”. E’ autore di diverse pubblicazioni editoriali, tra le quali “I paesi delle Ombre”, ed. Magna Graecia

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