SERRE. Il paese che fa notizia. La capacità di rappresentarsi dei serresi, uscendo sempre dall’ordinarietà dei comportamenti da italiano medio ha contribuito all’esplosione di veri e propri casi che sono sempre entrati nei titoli di apertura del Tg1della sera. Per capirlo ci porta per mano Gerardo Chiumiento

Serre ha dato il meglio di sè nelle lotte popolari. “Per le terre”, nell’ultima lotta contadina del Sud Italia, svoltasi a Persano,

e poi contro le discariche da Valle della Masseria a Macchia Soprana

 

Con Gerardo Chiumiento alla scoperta del carattere dei serresi

Lo scrisse nel 1883, Lenormant, studioso e viaggiatore francese: “La grande foresta di querce di Persano [che] getta attraverso un buon terzo della piana, a metà strada tra Eboli e il mare, una macchia di verde scuro, il cui effetto è molto sorprendente”. Persano come il Supramonte, Persano come luogo di raffinata mondanità. Persano è Serre. Poche comunità sono come questa, ricche di mitologia paesana, popolati da personaggi immaginari e reali che sono stati incorporati nella storia fondante del luogo divenendone elemento della sua identità, con storie che ne segnano la specificità ed il carattere. In età moderna il feudo di Serre appartenne a Maddalena Sanseverino che ricevette l’investitura nel 1532 con un atto di Carlo V. Maddalena fu rapita e poi sposata da Giulio De Rossi di San Secondo di Parma. Iniziamo così il nostro viaggio con Gerardo Chiumiento, serrese doc, nato e pasciuto attorno al piccolo “Tondo” di Serre, la piazza – ombelico del paese a ridosso degli Alburni. Chiumiento è uno che si è staccato da quel microcosmo ma che trovarsi prima a Pechino dal Grande Timoniere poi in America, nella grande mela, è una esperienza mitica. Era il 1974. Com’era Mao? “Un vecchio che aveva accanto un’enorme sputacchiera. Impressionava perché era il capo di un miliardo e mezzo di cinesi che aveva condotto nella loro grande marcia”, era il 1974 quando Gerardo Chiumiento, allora giovane e brillante intellettuale della sinistra salernitana, va a Pechino per vedere Mao Tse Tung da vicino. E l’impressione che gli fece lo vaccinò da certi facili entusiasmi ed inutili infatuazioni così di moda in quei tempi . L’America? “New York è un gulag dove si mangia benissimo”. Il suo periodo americano dura più di cinque anni, con Furio Colombo, lavora all’istituto di cultura italiano a New York. Conosce e dà del tu a Mario Cuomo. “E’ un grande avvocato napoletano. Colto ed umanista, giganteggia sulla cultura giuridica di matrice irlandese, che è tutta tecnicista La politica gli ha interessato fino ad un certo punto, per questo ha smesso”.

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GERARDO CHIUMIENTO CON RINO MELE

L’intellettuale. A Salerno Chiumiento è stato amico di Edoardo Sanguineti e di Filiberto Menna, i numi di un’intellettualità straordinariamente vitale, vicina alle istanze politiche ma lontana dalle stanze dove si decide. A cavallo degli anni Ottanta è autore Rai di una fortunata serie di documentari meridionalistici, “Gente del Sud”. Una delle puntate è dedicata alle lotte dei suoi contadini, Vito Fragella ed il vecchio Costantino, il ciabattino comunista. Arringano la folla, recitano da grandi attori consumati. “Il movimento di lotta è in piedi, checchè ne pensi il romantico curatore di “Gente del Sud”, scriverà su “L’Unità” un tetragono Vincenzo Aita, giovane e promettente dirigente comunista che di Chiumiento, come i giovani leoni della sezione di Serre, Liguori e Sessa, non aveva grande considerazione poiché ne soffrivano la “visibilità”, come avremmo detto oggi. Allora no, ci si rifugiava dietro a sofismi politicisti. Il movimento contadino di Persano perde la sua lotta non per effetto di una carica dei carabinieri ma per l’individualismo profondo che li animava e li metteva gli uni contro gli altri. Chiumiento era cresciuto in una Serre assai diversa. “Giovanni Cornetta, pur essendo stato avversario politico di mio padre Luciano, mi adorava. Voleva che facessi la carriera politica importante. Andò a raccomandarmi con Amarante, gli disse che nessuno meglio di me poteva rappresentare le istanze di queste terre. Cornetta, l’ascetico avvocato dei contadini e dei braccianti, ha ancora $un grande prestigio da spendere. Poi accade che Aita e De Luca si fanno arrestare sul campo di lotta di Persano, acquistano le stigmate dei grandi capi politici popolari, fu un gran colpo di teatro”.

Il posto delle fragole. “Serre e Castelluccio sono i miei posti delle fragole, dice spesso”. Il posto delle fragole, dal titolo di un film di Ingmar Bergmann, dedicato alla ricostruzione del percorso di formazione di un’identità. Le sue radici affondano dentro le atmosfere rarefatte di Castelluccio Cosentino, un casale di Sicignano oggi, ma dietro di sé ha tanta storia da vendere. A Castelluccio, nei primi anni ’70, il giovane Chiumiento è artefice di un esperimento di teatro popolare. Tutto il paese mette in scena la sua rivolta del Duecento contro il feudatario. La “recita” diventa un libro di Einaudi, editore à la page. Serre è invece il paese il paese della sua militanza politica comunista. Qui c’è la base militare di Persano e le lotte contadine protrattesi fino al 1980, poi arriva l’oasi del Wwf e le produzioni energetiche alternative, nasce il palazzotto della cultura e un rinomato festival jazz, grandi fatti di cronaca e una partecipazione politica senza pari, le sezioni di partito dove ancora si discute ed un corso cittadino dove si passeggia disertando la “precettazione” della tivù. Il paese ha anche un’economia di tutto rispetto.

Il carattere. Ma il carattere del serrese da dove viene fuori? “E’ la piazza. La nostra agorà: qui si fa politica come si fa teatro. Teatro qui vuol dire ironia e disincanto. Dopo aver mangiato e bevuto, bisogni primari propri della viviltà contadina, si passa alla decifrazione della realtà circostante, il serrese lo ha fatto sempre con il sorriso di chi la sa lunga. Lo sdrammatizzare tutto, il non prendersi eccessivamente sul serio è indice di massima intelligenza. Questo è nel dna dei serresi, molto di più degli abitanti dei paesi vicini. E’ lo scorrere del tempo, del panta rei. C’è poi quella strada, la Statale 19, che attraversa il paese e dove, prima dell’avvento dell’Autostrada del Sole, passava tutto il traffico di persone e merci fra il sud e il nord d’Italia. “E’ stata un’opzione di fuga – sottolinea Chiumiento – ma soprattutto di miglioramento della propria condizione. Ed ha concorso alla costruzione forte di identità di paese psicologicamente aperto alle nuove civilizzazioni ed alle mode”. C’è poi il rapporto con Persano, il possedimento ducale dei De Rossi prima, borbonico e savoiardo dopo, l’allevamento dei cavalli celeberrimi. Qui c’era il contatto con gli alti ufficiali: capitani, colonnelli e generali. E poi la mondanità dei grandi concorsi ippici. La linearità maestosa dei cavalli ci riempiva gli occhi e poi ci ha educato al culto del bello. “Affermare io conosco il generale x”, non era solo una vanteria, ma l’affermazione di una relazione che significava protezione, possibilità di miglioramento sociale.

Il paese che fa notizia. La capacità di rappresentarsi dei serresi, uscendo sempre dall’ordinarietà dei comportamenti da italiano medio ha contribuito all’esplosione di veri e propri casi che sono sempre entrati nei titoli di apertura del Tg1della sera. Al di là dei casi specifici alla fine la differenza la faceva la singolare capacità dei serresi di “inventarsi” casi ad alta teatralizzazione

Il padre. “Vagheggiava un socialismo agrario e cristiano. Rifuggiva dal bacchettonismo. Ogni giorno a casa mia, a tavola c’erano due posti in più, erano “per l’anima dei morti”, destinati a due non fortunati che chiamava a mangiare con noi. Sono contento se gli altri sono contenti, era poi la sua massima di vita”.

La dialettica politica e culturale. Giannino Cornetta era l’avvocato. Poi gli altri poli erano mio padre Luciano e Ennio D’Aniello. Tutti e tre avevano un’eticità ed un rispetto assoluto. Io ero il figlio dell’avversario ma ero stimatissimo dagli altri due.

Lo storico Siribelli. “L’ho conosciuto.Un uomo molto discreto. Era un aristocratico della cultura. Non parlava con tutti. Ha lasciato scritti pregevoli, molto simpatici. Mi ha parlato della memoria degli avi, del chi siamo noi” Peccato che la storica chiesa di San Martino, da vent’anni è in eterna ristrutturazione. “La riapertura al culto? Non è prevista a breve termine”, parola del parroco, don Luigi Terranova.

IL PAESE

Serre è un piccolo paese a pochi chilometri da Salerno il cui primo nucleo abitato probabilmente risale ad epoca medioevale, forse X – XI secolo d. C. E’ situato nella bassa valle del Calore; è adagiato sul versante meridionale di una collina isolata sul versante destro del fiume Calore e su quello sinistro del torrente Alimenta. L’antico nucleo medioevale serrese si sviluppava intorno al castello, di cui non rimane traccia. Così il ramo della famiglia dei De Rossi entrò a far parte della storia di Serre. Nel 1758 Giuseppe De Rossi permutò il feudo di Serre con quello di Casaldiprincipe, su richiesta di Carlo III di Borbone che volle avere per sé il ricco territorio boschivo di Serre e Persano, per amore della caccia. Da quel momento in poi, con regolare atto notarile, datato 10 marzo 1758, Carlo III divenne proprietario di Serre e del suo territorio e sovente si recava a caccia nel nuovo Sito Reale di Persano.

Oreste Mottola
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Informazioni su orestemottola

BIOGRAFIA A MODO MIO Oreste Mottola è nato a Altavilla Silentina nel 1960. Il diploma in agraria è del 1979 dopo aver abbandonato gli iniziali studi liceali. Nell’anno prima del terremoto, evento spartiacque per la sua generazione, due viaggi lo influenzeranno molto. Con l’amico Rosario Lucia, quasi come nei “diari della motocicletta” di Che Guevara, percorreranno l’intera Valle del Calore – luogo a lui fino a quel momento sconosciuto – e, da quel punto in poi, ai problemi del comprensorio tra Vallo di Diano e Cilento dedicherà il suo impegno civile prima ancora che professionale. Nell’isola spagnola di Maiorca è protagonista di un raduno giovanile internazionalista dedicato al Mediterraneo. Invece di spiccare il volo per ben altri lidi resta qui, tra Paestum e il Cervati, Persano e monte Motola. Giornalista, è stato per quasi vent’anni collaboratore del quotidiano “Il Mattino”. Attualmente è in forze al settimanale “Unico”. E’ autore di diverse pubblicazioni editoriali, tra le quali “I paesi delle Ombre”, ed. Magna Graecia

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