Un viaggio a Gorga, il villaggio dove ha origine il Cilento GORGHESI, I CILENTANI COL CERVELLO FINO

 

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L’appuntamento è al bar centrale di Stio. E’ tutta qui l’agorà del paese. E’ un giorno di festa, sono tornati molti emigrati, soprattutto salernitani e battipagliesi, prima o poi tra questi tavolini ci passeranno tutti. Il locale è pieno di donne: sono giovani e belle. E’ la prima smentita alla vecchia immagine di un Cilento interno ancora immobile e tradizionalista. Non a caso S. Pasquale Baylon, il santo delle donne, è il protettore di Stio. E così il mio primo incontro è in “rosa”, con Angelo Trotta, fotografo, ha poco più di settant’anni ed ha raccolto nel libro “Sposi dell’Alto Cilento”, 322 scatti di matrimoni cilentani degli anni Sessanta e Settanta. Per lui è il ?libro delle spose? .La parte descrittiva è tradotta finanche in finlandese. Gorga, la frazione è a poco meno di un paio di chilometri. Gorga, gorges, fiotto d’acqua dal latino, c’è da poco da avere dubbi: qui è, a 895 metri d’altitudine sul monte “Le corne”, dove nasce l’Alento. Cilento viene da Alento, ormai gli studiosi non hanno più dubbi. Nell’area pic nic posta all’ingresso della località la famiglia di Albino Santangelo è impegnata, con altre famiglie amiche, al barbecue ad arrostire carne. “Dovete favorire”, brindiamo con un goccio della loro grappa rende la nostra visita al borgo – culla del Cilento un po’ più allegra. E sciami di ragazzine (“hanno la bellezza di Nausicaa”, direbbe Giuseppe Liuccio) rendono il paesaggio decisamente gradevole. La mia “scorta” comprende l’ex sindaco Barbato, l’attuale Caroccia, il vicesindaco D’Ambrosio e l’assessore Trotta. Tra case contadine, caprette e pecorelle al pascolo, spuntano le abitazioni dell’ottima borghesia terriera. Tutta di pietra e di grande pregio è casa Lettieri. Sono passati cinque secoli da quando il grande grammatico Camillio Valio dichiarò come “Gurga mihi patria est, gelidis uberrima lynphis. Quam cingunt colles, subter devolvitur Amnis. Qui caput Halenti…”. L’Alento, Nobilis Amnis come lo chiama Cicerone in una lettera a Trebazio, è storicamente importante per aver ospitato la civiltà eleatica, quella di Parmenide e Zenone. L’Alento nasce qui a Gorga. Acqua, storia e allegria, integrità di costumi di vita e di ambienti naturali. E grandi scorpacciate di capra bollita, il piatto tradizionale del luogo, e degli straordinari “fagioli della Regina”.

STIO E GORGA NON SONO LA STESSA COSA

Il punto di differenziazione è nel dialetto. E’ più largo di quello che parlano dall’altra parte della “Sella”, dove c’è il paese di Stio. Più vicino al napoletano che alla classica inflessione cilentana e lucana. Il patrono è San Gennaro, c’era il convento di S. Maria del Soccorso e c’è cappella si S. Maria della Salute. I cognomi più diffusi? Santangelo ed Infante. “Quando parlano a Gorga tra di loro ti sembra di stare a S. Lucia”, dicono a Stio.

QUANDO IL MEDICO DI CASA REALE VI PORTO’ FANFANI

“Sposò una contessa Caetani, la medicina e la Democrazia Cristiana e non lo ferm? più nessuno”, dicono ancora oggi a Gorga quando parlano di Raffaele Lettieri. Grazie a lui, fino a quasi tutti gli anni Cinquanta Gorga fu la vera capitale politica del Cilento. Fece costruire una scuola con 50 aule, e poi strade ed apr cantieri che hanno fatto vivere per decenni tante famiglie della zona. “Nel 1954, Amintore Fanfani, fu, per quattro giorni, ospite a casa Lettieri a Gorga. In groppa ad un asinello gir? per diversi paesi. Venne a rendersi conto di persona di ci? che il Cilento aveva bisogno”, racconta zio Ciccio, che dell’onorevole Lettieri fu fattore -segretario e vista la mole anche guardaspalle. “Dirigeva cinque cliniche, il “Da Procida” di Salerno e, in tutta la sua carriera, ha fatto più di 45mila interventi chirurgici”, aggiunge ancora. Già medico dei Savoia quando stavano a Napoli, in Parlamento Lettieri ci stette dall’Assemblea Costituente al 1953, fu docente universitario e direttore delle cattedre di chirurgia alla Federico II. Il segno della sua potenza sono gli 800 milioni di lire del 1954 che fece spendere per realizzare la strada che doveva unire direttamente Stio con Agropoli. L’opera è stata realizzata parzialmente e manca ancora di soli 4 km. E’ di importanza strategica visto che in poco più di mezz’ora porta dal mare al massiccio del Cervati e verso il Vallo di Diano. “Qui venivano Sullo, Scarlato, Perlingieri, il prefetto, e tutta la Napoli e la Salerno che comandava. E Gorga la vestivamo a festa facendo apparate di mortelle lunghe diverse chilometri”, racconta ancora zio Ciccio.

DA SINDACO A SINDACO

Raffaele Lettieri morì nel 1958 e fu l’ultimo sindaco di Stio originario di Gorga. Dopo più di quarant’anni su quella poltrona è seduto un altro “gorghese”, Pasquale Caroccia. Avvocato, è più giovane dell’età che dimostra apparentemente. Libero professionista ha sempre respinto le lusinghe del posto fisso. Per 13 anni è stato il vicesindaco. E’ un pragmatico, ma nell’azione amministrativa mette il sincero attaccamento a questi posti che non ammettono mezze misure: si amano o si odiano. E Caroccia di Stio e Gorga conosce fino all’ultimo vicoletto buio. Ha raccolto la difficile eredità di Natalino Barbato, ottimo medico e politico capace e sperimentato, da molti ritenuto l’epigone di Raffaele Lettieri. Vicepresidente del Parco del Cilento, esponente di rilevo della Margherita, uomo di mondo, con Salvatore Iannuzzi (sindaco di Valle dell’Angelo) merita di fare il salto di qualità in un proscenio più ampio.

I FAGIOLI

Sono i fagioli “della Regina” poichè erano gli unici che la schizzinosa Maria Carolina, la regina austriaca recentemente raccontata in un film della Wertmuller, accettasse sulla sua tavola. Venivano da Stio, o meglio dalla sua frazione di Gorga, oggi affacciata sul lago artificiale dell’Alento, e dove il santo patrono (c’entrano i fagioli?) è proprio San Gennaro. Segni distintivi: di colore bianco, di grandezza piccolo – media e con un tegumento sottile che consente un’ottima cottura del prodotto, esaltandone le caratteristiche organolettiche. Cos come ai tempi di Maria Carolina, oggi quei fagioli sono coltivati in maniera biologica. Sarà possibile gustarli il 28, 29 e 30 dicembre, in occasione dell’inaugurazione del centro di educazione ambientale del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, un vero e proprio centro di specializzazione per l’ambiente, con annesso centro di accoglienza per 40 persone e provvisto di bagni e docce. Il Centro sorge in via mons. Stromillo, a Gorga, al centro della terra dei fagioli di Maria Carolina.

PARLA IL SINDACO PASQUALE CAROCCIA

Ci sono le strutture, come il centro di educazione ambientale a Gorga, che abbiamo dato in comodato d?uso al parco, e in questi giorni è arrivata una scolaresca con il WWF, degli artisti, e sto pensando di istituire una specie di incontro annuale a cadenza fissa sulla dieta mediterranea

Quali i principali interventi che sta approntando? 


Innanzitutto sto cercando di risolvere la problematica delle castagne, un po

?abbandonate a se stesse, perché i privati da soli non riescono a capire come intervenire per valorizzare questa risorsa. Ci stiamo impegnando per il turismo, tentando di valorizzare i posti più belli del paese, considerato che Stio è a cavallo tra la valle dell?Alento e la valle del Calore, quindi ha un bel paesaggio. Inoltre va ricordato che in passato, e per secoli la famosa fiera della croce ha rappresentato per Stio una grande cosa, come attestato in alcuni documenti risalenti all?anno mille. Spero di rilanciare la fiera, non solo per Stio ma per tutto il territorio dell?alto Cilento.
Oreste Mottola
Cellulare 338 4624615
[email protected]

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Informazioni su orestemottola

BIOGRAFIA A MODO MIO Oreste Mottola è nato a Altavilla Silentina nel 1960. Il diploma in agraria è del 1979 dopo aver abbandonato gli iniziali studi liceali. Nell’anno prima del terremoto, evento spartiacque per la sua generazione, due viaggi lo influenzeranno molto. Con l’amico Rosario Lucia, quasi come nei “diari della motocicletta” di Che Guevara, percorreranno l’intera Valle del Calore – luogo a lui fino a quel momento sconosciuto – e, da quel punto in poi, ai problemi del comprensorio tra Vallo di Diano e Cilento dedicherà il suo impegno civile prima ancora che professionale. Nell’isola spagnola di Maiorca è protagonista di un raduno giovanile internazionalista dedicato al Mediterraneo. Invece di spiccare il volo per ben altri lidi resta qui, tra Paestum e il Cervati, Persano e monte Motola. Giornalista, è stato per quasi vent’anni collaboratore del quotidiano “Il Mattino”. Attualmente è in forze al settimanale “Unico”. E’ autore di diverse pubblicazioni editoriali, tra le quali “I paesi delle Ombre”, ed. Magna Graecia

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